Bergamo

Via Moroni Gian Battista 291

E-mail

studiozirafa@gmail.com

Tel: 035 265 22 40

Urgenze e appuntamenti

Disallineamento posturale di mandibola e colonna vertebrale per disturbi atm gnatologia bergamo

Occlusione dentale e postura: la bocca influenza davvero la postura? Cosa dice la scienza

Occlusione dentale e postura: cosa dice la scienza

La bocca può influenzare la postura? Una dentatura scorretta può influire sulle curve della colonna vertebrale? Una colonna scorretta può influenzare la bocca?

È una domanda che da molti anni interessa odontoiatri, ortodontisti, fisioterapisti, osteopati e ricercatori. Sembra che le opinioni degli “addetti ai lavori” siano contrastanti e che spesso generino accese discussioni.

In breve

Il cranio non è legato al resto del sistema scheletrico solo attraverso la prima vertebra, ma anche attraverso la mandibola.

Oltre che tramite l’articolazione temporomandibolare, c’è un complicatissimo sistema di tiranti muscolari che partono dal cranio, corrono verso la mandibola per arrivare fino allo sterno.

Portate in alto la testa a guardare il cielo a bocca chiusa e sentirete tirare la mandibola all’indietro. Guardate in basso i piedi per sentirla spingere in avanti. Questa architettura rende plausibile un legame tra bocca e postura. Rende plausibile un legame tra bocca e dolori della colonna vertebrale. Rende plausibili teorie di riflessi nervosi muscolari derivati dalla bocca che ci spingerebbero a posture scorrette.

Cosa dice la scienza?

Rappresentazione anatomica della mandibola, del collo e dell’allineamento posturale

In letteratura scientifica troviamo due posizioni. Quella della EBM (evidence-based medicine), un approccio metodologico rigoroso nato negli anni ’90 basato su evidenze cliniche statisticamente significative e che non considera sufficienti, da sole, esperienza e intuizione. Ricercatori di questa corrente dicono: nessuna dimostrazione, nessuna relazione bocca-postura.

La seconda posizione scientifica invece dice: i due sistemi stomatognatico e posturale sarebbero relazionati da fattori multifattoriali estremamente complessi, tanto che è molto difficile trovare legami con significatività statistica. Tuttavia nuovi studi scientifici continuano a indagare possibili associazioni e meccanismi.

Chi scrive vuole provare a spiegare quest’ultimo concetto con un paragone. Immaginate una squadra che fa il tiro alla fune. In certe condizioni un giocatore che chiameremo “bocca” è in grado di fare la differenza nel tirare la fune. In gara, nessuno può essere certo di chi ha fatto la differenza, ma potremmo ben intuirlo se il giocatore in questione avrà tirato veramente molto più forte degli altri.

In letteratura esistono studi che suggeriscono un possibile legame bocca-postura, accanto a revisioni che invitano alla prudenza per la qualità e l’eterogeneità delle evidenze. Il tema è stato discusso anche nell’ambito delle pubblicazioni istituzionali, tra cui le Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia (2017) del Ministero della Salute italiano; la citazione del documento non costituisce, da sola, una dimostrazione del nesso causale.

Quali sono le tendenze professionali?

Sembra che le tendenze professionali rispecchino quelle in letteratura. Provate a digitare sulla pagina di ricerca di Google “occlusione e postura”, per vedere apparire svariate pubblicazioni con le classiche immagini che associano assetti dentali ad assetti della spina dorsale.

Le scuole di gnatologia solitamente riconoscono la possibile relazione, ma, mancando un’evidenza statistica solida, rimangono con atteggiamento prudente in merito e giustamente sanciscono che una cura dentale non può essere intrapresa solo per il riscontro di problematiche posturali. Tuttavia sono molti i professionisti che, intrapresa una cura dentale ortodontica per problematiche dentali, hanno osservato piccoli cambiamenti posturali.

L’orientamento di chi scrive (Dr. Zirafa)

Le mie scuole di riferimento per gnatologia e ortodonzia (quelle di Slavicek e di Sato) sono molto aperte alle possibilità di cui abbiamo parlato sopra e conseguentemente non poteva che esserlo anche il sottoscritto. Oltre ad essere dentista sono stato anche paziente ortodontico e ho osservato aspetti sui miei pazienti e sulle risposte del sottoscritto che hanno rafforzato questa mia apertura.

Come professionista, ho osservato cambiamenti molto evidenti in giovani pazienti in cura con l’apparecchio dentale. Nel giro di poco tempo dall’applicazione dell’ortodonzia con anche spessori provvisori su alcuni denti (come previsto dal protocollo per alcuni casi), ho visto miglioramenti nella postura, ben visibili nella parte alta della colonna vertebrale. A volte, con mia sorpresa, notati autonomamente dai genitori. Alcuni ragazzi mi hanno anche riferito di essere riusciti a performare meglio nelle loro attività sportive.

Come paziente invece, verso i miei 56 anni, ho iniziato un’ortodonzia auto-seguita per la quale mi sono appoggiato a un collega che come me pratica la tecnica ortodontica di Sato. Mi ha incollato i brackets (simpaticamente chiamati “stelline”). Anche nel mio caso il protocollo prevedeva degli spessori provvisori sui denti posteriori. È molto vivo in me il ricordo della conseguente immediata sensazione di cambiamento posturale in “schiena dritta e petto in fuori”, camminando per strada.

Per correttezza e per evitare fraintendimenti ricordo che la gestione degli spessori provvisori è estremamente delicata e messa in atto per motivazioni ortodontiche, non posturali. Gli spessori provvisori non si installano per curare la postura. Quello di cui parlo sono osservazioni durante cure ortodontiche attuate per problematiche dentali, casualmente in presenza di problemi di colonna vertebrale, ma senza avere mai fatto la promessa di correggerli.

Vorrei terminare questa parte con una frase: l’evidenza incontrovertibile di oggi è stata teoria e osservazione ieri.

Per chi vuole sapere di più

Per approfondire la discussione è utile distinguere tre domande diverse: esistono collegamenti anatomici e neuromuscolari fra mandibola e collo? Alcuni studi osservano associazioni tra occlusione e parametri posturali? E, soprattutto, correggere l’occlusione migliora in modo prevedibile una problematica posturale? A queste domande la ricerca non risponde necessariamente nello stesso modo.

Dal collegamento anatomico alla prova clinica

Il sistema stomatognatico comprende denti, mandibola, articolazioni temporomandibolari e muscoli coinvolti nella masticazione. La sua attività si inserisce in una rete muscolare e sensoriale che coinvolge anche capo e collo. Questa connessione rende ragionevole formulare ipotesi di interazione funzionale, ma non basta, da sola, per dimostrare che una malocclusione provochi una specifica alterazione della colonna vertebrale.

Che cosa hanno osservato le revisioni scientifiche?

Una revisione sistematica pubblicata su CRANIO nel 2023 ha analizzato 12 studi sulla relazione tra occlusione e postura misurata con pedana stabilometrica: otto studi hanno rilevato un’associazione e quattro non l’hanno rilevata. Gli autori hanno segnalato differenze metodologiche tali da impedire una metanalisi unica.

Una revisione del 2024 dedicata ai bambini ha preso in esame 24 studi osservazionali, per un totale di 6.199 partecipanti, riportando associazioni tra malocclusioni e diversi parametri posturali. Si tratta però di associazioni osservate: non dimostrano automaticamente che una correzione ortodontica migliori la postura.

Una revisione più recente, basata su ricerche fino a ottobre 2025, ha trovato risultati inconsistenti e una certezza delle prove da bassa a molto bassa. Non sostiene quindi l’impiego di trattamenti ortodontici o occlusali con il solo obiettivo di migliorare postura, equilibrio o cammino.

Perché gli studi possono arrivare a conclusioni differenti?

La postura dipende da molti fattori: controllo neuromuscolare, vista, apparato vestibolare, condizioni muscoloscheletriche, età, dolore e caratteristiche del test utilizzato. Gli studi non sempre misurano gli stessi parametri, valutano popolazioni confrontabili o controllano tutte le variabili. Inoltre, una variazione rilevabile con uno strumento non equivale necessariamente a un beneficio clinico stabile.

Come interpretare le osservazioni cliniche?

Quando un paziente riferisce o mostra una modifica posturale durante una cura ortodontica, l’osservazione merita attenzione. Può motivare valutazioni e ricerche successive, ma da sola non permette di attribuire con certezza la modifica al trattamento né di prevedere che la stessa risposta si verifichi in altri pazienti.

Il principio clinico prudente rimane quindi quello già richiamato dal Dr. Zirafa: le cure dentali devono rispondere a indicazioni odontoiatriche, non essere proposte come terapia della postura in assenza di prove adeguate. Quando coesistono disturbi dentali e posturali, può essere utile una valutazione multidisciplinare.

Fonti e letture scientifiche

Hai domande sulla tua occlusione dentale?

Una valutazione odontoiatrica può aiutare a individuare eventuali problematiche funzionali della bocca e le indicazioni terapeutiche appropriate, senza promettere correzioni posturali.

Contatta lo Studio Dentistico Zirafa

Nota: le esperienze cliniche riportate sono osservazioni personali del Dr. Zirafa e non costituiscono dimostrazione di efficacia terapeutica sulla postura. Il contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione professionale.

Related Article